Escalation Iraniana nel Golfo Persico Causa Picco Prezzi Petrolio e Gas
Modificato da: max one
Giovedì 19 marzo 2026 è stato caratterizzato da un marcato aumento dei prezzi globali del petrolio e del gas naturale, innescato da una serie di attacchi aerei attribuiti all'Iran contro infrastrutture energetiche strategiche nella regione del Golfo Persico. Questa escalation segue un conflitto in corso da quasi venti giorni, catalizzato da un precedente attacco israeliano al giacimento di gas South Pars.
Le ripercussioni sui mercati sono state immediate: il greggio Brent ha superato la soglia dei 114 dollari al barile, raggiungendo 114,87 dollari, mentre il gas naturale europeo (TTF) ha registrato aumenti significativi, con picchi del 24% o fino al 30% in alcuni benchmark di riferimento. Gli obiettivi ritorsivi iraniani hanno colpito nodi cruciali, trasformando il confronto in una crisi energetica mirata. In Qatar, la Ras Laffan Industrial City, sede del più grande impianto di esportazione di GNL al mondo, ha subito danni estesi, con la sospensione delle attività da parte di QatarEnergy. Questo impianto è fondamentale, fornendo circa il 20% del consumo globale di GNL.
Parallelamente, un impianto di raffinazione a Yanbu, in Arabia Saudita (Samref), è stato colpito da un drone, e il Kuwait ha riportato incendi in due delle sue raffinerie, mentre le strutture del gas negli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno chiuso a causa di detriti missilistici. La situazione ha generato forti reazioni diplomatiche. L'Iran aveva precedentemente avvertito che avrebbe compromesso l'industria petrolifera dei suoi vicini del Golfo in caso di ulteriori attacchi alle proprie infrastrutture energetiche.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha emesso avvertimenti severi, chiarendo la non implicazione statunitense nell'attacco a South Pars e chiedendo moderazione a Teheran. In una mossa di deterrenza, Trump ha minacciato di distruggere l'intera installazione di South Pars con forza massiccia se gli impianti di GNL del Qatar fossero stati ulteriormente presi di mira. L'Arabia Saudita, tramite il Principe Faisal bin Farhan, ha dichiarato che i calcoli dell'Iran sono errati e che il targeting delle forniture energetiche avrà un impatto globale.
Il contesto storico evidenzia una rapida escalation dal 28 febbraio, con il conflitto che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale per circa un quinto delle esportazioni mondiali di greggio e GNL. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha definito la crisi attuale come la più grande interruzione dell'offerta petrolifera nella storia del mercato globale, superando lo shock petrolifero del 1973. Le riserve strategiche mondiali, stimate in circa 1,2 miliardi di barili, offrono una mitigazione parziale al panico immediato, un elemento assente negli shock passati.
Le implicazioni economiche si estendono oltre i combustibili fossili; l'incertezza inflazionistica generata dalla crisi ha portato la Federal Reserve a mantenere una posizione restrittiva sulle politiche monetarie. In risposta agli attacchi a Ras Laffan, il Qatar ha espulso i diplomatici iraniani entro 24 ore, segnalando una netta rottura diplomatica. La comunità internazionale, inclusa la Spagna che ha condannato le violazioni del diritto internazionale, osserva con allarme l'evoluzione di uno scontro che sta ridefinendo la sicurezza energetica globale e l'equilibrio geopolitico.
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Fonti
Clarin
The Objective
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EL PAÍS
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