Chiusura Stretto di Hormuz Innesca Crisi Energetica e Alimentare Globale

Modificato da: max one

La recrudescenza del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele ha raggiunto un punto critico a partire dal 28 febbraio 2026, con la conseguente chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio marittimo è fondamentale, gestendo circa il 20% della fornitura petrolifera giornaliera globale e volumi significativi di Gas Naturale Liquefatto (GNL). L'instabilità ha provocato un'impennata del greggio Brent, che ha superato i 100 dollari al barile, toccando un picco di 126 dollari l'8 marzo 2026, alimentando i timori di una stagflazione globale. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), tramite il Direttore Esecutivo Fatih Birol il 20 marzo 2026, ha definito la chiusura la più grande minaccia storica alla sicurezza energetica, paragonando la crisi all'effetto combinato di due shock petroliferi degli anni '70 più il crollo del gas post-invasione russa dell'Ucraina.

La rappresaglia iraniana ha esteso il teatro operativo con attacchi mirati contro infrastrutture energetiche chiave. Il 19 marzo 2026, Teheran ha colpito siti a Ras Laffan in Qatar e raffinerie in Arabia Saudita (Yanbu) e Kuwait (due unità). In risposta, Israele ha diretto attacchi contro siti iraniani, inclusi quelli nel giacimento di gas South Pars. Questi scambi hanno portato l'Iran a considerare l'imposizione di tariffe di transito per le navi nello Stretto a partire dal 19 marzo 2026. Il portavoce delle forze armate iraniane, Ebrahim Zolfaqari, ha minacciato la distruzione delle infrastrutture energetiche del Golfo in caso di ulteriori attacchi.

L'impatto della paralisi marittima si estende al settore alimentare, dato che lo Stretto è un nodo cruciale per il commercio di fertilizzanti, con quasi la metà dell'urea e circa il 30% dell'ammoniaca che transitano su questa rotta. La sospensione delle spedizioni di fertilizzanti azotati ha innescato aumenti di prezzo, con l'urea che ha raggiunto i 75 euro al quintale in alcune aree italiane, rispetto ai 55 euro precedenti. Il World Food Programme (WFP) ha lanciato un allarme severo: se il conflitto dovesse persistere fino a metà anno, circa 45 milioni di persone potrebbero aggiungersi alla popolazione mondiale già in stato di fame acuta, portando il totale a 363 milioni.

Sul fronte diplomatico e militare, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha posticipato di cinque o sei settimane il suo viaggio di Stato in Cina, originariamente previsto tra il 31 marzo e il 2 aprile 2026, per gestire la crisi. Trump ha inoltre minacciato di distruggere l'intero giacimento di South Pars se l'Iran avesse nuovamente colpito le strutture di GNL del Qatar. Parallelamente, missili balistici iraniani hanno violato lo spazio aereo turco in tre occasioni distinte (4, 9 e 13 marzo 2026), intercettati dai sistemi NATO, sollevando questioni sulla difesa aerea multistrato della Turchia. La Cina ha inviato un inviato speciale, Zhai Jun, per cercare una de-escalation, mentre gli Stati Uniti proseguono con l'operazione 'Operation Epic Fury'. L'Alta Rappresentante UE, Kaja Kallas, ha proposto un modello ispirato al corridoio del grano del Mar Nero per garantire il transito sicuro nello Stretto.

Le ripercussioni economiche regionali includono previsioni di Oxford Economics che indicano una contrazione del turismo in Medio Oriente tra l'11 e il 27 percento nel 2026, nonostante gli Emirati Arabi Uniti (UAE) abbiano ribadito un quadro di investimenti da 1,4 trilioni di dollari con gli Stati Uniti, siglato nel marzo 2025. La crisi ha evidenziato la vulnerabilità delle rotte di esportazione alternative, come il porto di Yanbu in Arabia Saudita, che è stato colpito da un drone iraniano il 19 marzo 2026.

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Fonti

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