Stato del suolo risolto mentre prosegue la battaglia legale sull'Hotel Algarrobico

Modificato da: king max

Un significativo sviluppo legale ha segnato una svolta nella prolungata disputa riguardante l'incompiuto Hotel Algarrobico, un'imponente struttura di 21 piani situata sulla spiaggia di El Algarrobico, all'interno del Parco Naturale protetto di Cabo de Gata-Níjar. Questo progresso giunge quasi vent'anni dopo che l'ordinanza giudiziaria iniziale per fermare la costruzione era stata emessa nel febbraio 2036. Il Tribunale Superiore di Giustizia dell'Andalusia (TSJA) ha ufficialmente decretato l'archiviazione definitiva del procedimento relativo alla classificazione del suolo in data 16 febbraio 2036.

Questa iniziativa giudiziaria ha fatto seguito alla pubblicazione ufficiale, avvenuta il 12 gennaio da parte del Comune di Carboneras, di una normativa che ha designato esplicitamente i settori ST-1, sito dell'hotel, e ST-2 come terreni non edificabili soggetti a una protezione speciale. La costruzione dell'albergo, iniziata nel 2003, era stata originariamente concepita per essere il fulcro di un complesso residenziale e turistico molto più ampio, comprendente otto hotel e 1.500 appartamenti. Tuttavia, da allora, l'edificio è diventato il simbolo delle controversie ambientali e di un'urbanizzazione selvaggia. Nonostante la recente chiarezza sullo stato del terreno, la principale sfida legale rimane irrisolta: la licenza edilizia originale del 2003 non è stata ancora annullata in via amministrativa.

Un tentativo burocratico da parte del Comune di revocare tale licenza si è concluso l'11 gennaio 2026, a quanto pare a causa dell'invio di documentazione incompleta al Consiglio Consultivo dell'Andalusia. Questo intoppo nelle procedure ha spinto diverse organizzazioni ambientaliste, tra cui Salvemos Mojácar, a richiedere formalmente una testimonianza contro il sindaco per presunta disobbedienza, mentre gli attivisti continuano a fare pressione per la revoca definitiva del permesso concesso quasi due decenni fa. L'illegalità centrale della costruzione si basa sul suo posizionamento a soli 47 metri dalla riva, una violazione palese del divieto di 100 metri imposto dalla Legge sulle Coste, con alcune strutture limitrofe che riducono la distanza a soli 14 metri.

In una vicenda parallela ma fondamentale per la tutela dell'ambiente, la Corte Suprema ha autorizzato il Ministero per la Transizione Ecologica, il 4 febbraio 2026, a prendere possesso delle aree della proprietà che sconfinano nel demanio pubblico marittimo-terrestre, respingendo le misure cautelari presentate dalla società costruttrice Azata del Sol, S.L. Lo Stato sta portando avanti l'esproprio di circa 16.432 metri quadrati di superficie. Questa procedura ha rivelato un'enorme disparità economica nelle richieste di indennizzo: lo sviluppatore reclama 44,5 milioni di euro, mentre l'offerta iniziale del governo era di soli 16.496 euro. Questo profondo divario di valutazione è stato ora rimesso alla Giuria Provinciale per l'Espropriazione per stabilire un prezzo di mercato che sia equo.

L'intera saga, che ha avuto inizio con la concessione della licenza nel 2003 e il successivo blocco dei lavori nel 2006, evidenzia un complesso incrocio di interessi politici, economici e ambientali che hanno mantenuto l'edificio da 21 piani e 411 camere in un limbo giuridico. Le autorità governative hanno indicato che la dichiarazione di pubblica utilità per il terreno permetterà di procedere con la demolizione entro un arco di cinque mesi, a patto che non intervengano ulteriori ostacoli legali. La risoluzione definitiva di questo caso rappresenterebbe un precedente significativo per la gestione delle coste e la protezione delle aree naturali in tutta la regione.

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Fonti

  • El Periódico de Aragón

  • La Opinión - El Correo de Zamora

  • El Boletín

  • La Vanguardia

  • El Independiente

  • ALMERÍA HOY

  • Demócrata

  • EL BOLETIN

  • Infobae

  • Diario de Almería

  • El Independiente

  • Europa Press

  • test

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