Giovani Iraniani: Crisi Economica Senza Precedenti e la Ricerca di un Futuro

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Giovani Iraniani: Crisi Economica Senza Precedenti e la Ricerca di un Futuro

La gioventù iraniana, in particolare la Generazione Z, si trova oggi ad affrontare difficoltà economiche di portata eccezionale. L'impennata dell'inflazione, combinata con tassi di disoccupazione elevati, sta minando le aspirazioni di questa fascia demografica. Le recenti tensioni geopolitiche, culminate in un conflitto di dodici giorni con Israele nel mese di giugno, hanno esacerbato la situazione, portando a un ulteriore inasprimento delle condizioni di vita a causa del ripristino delle sanzioni ONU contro il programma nucleare di Teheran.

Nonostante l'economia iraniana si posizioni come la diciottesima al mondo per PIL nominale, essa è caratterizzata da una marcata disparità di ricchezza: l'1% più abbiente detiene il 30% della ricchezza nazionale. Questa polarizzazione si traduce in una quotidianità difficile per molti cittadini, costretti a razionare beni essenziali come carne, pesce e riso tra un salario e l'altro. Testimonianze dirette descrivono prezzi che fluttuano quotidianamente, rendendo le spese basilari quasi inimmaginabili, a tal punto da registrare l'abbandono di animali domestici per l'impossibilità di garantirne le cure.

Il mercato del lavoro è particolarmente critico per i giovani. La disoccupazione giovanile sfiora il 20%, quasi un giovane su cinque non trova sbocco lavorativo, un dato nettamente superiore al tasso ufficiale generale che si attesta al 7,60% nel quarto trimestre del 2024. In questo contesto di precarietà, circa l'80% delle famiglie iraniane si trova a vivere al di sotto della soglia di povertà globale. Questa situazione genera una profonda frattura nelle prospettive future, con alcuni giovani che ancorano la speranza a piaceri immediati, come le vacanze estive, e altri il cui desiderio si riduce alla ricerca primaria di libertà, prosperità e ripresa economica.

La fiducia nel sistema appare erosa. Molti giovani istruiti, ma esclusi dal mercato del lavoro, vedono nel regime l'unico responsabile dell'isolamento internazionale che impedisce la cooperazione economica. Le sanzioni internazionali, lungi dal colpire le élite che spesso detengono patrimoni all'estero, gravano sulla popolazione e alimentano un costoso mercato nero. Per molti, l'emigrazione per motivi di studio emerge come l'unica via d'uscita, una strategia che, sebbene legale, sottrae al Paese un capitale umano essenziale per qualsiasi futura ricostruzione. La vera sfida per la nazione consiste nel convertire questa pressione esterna in un impulso interno per riformare le strutture che limitano il potenziale di crescita e realizzazione della sua popolazione più giovane.

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Fonti

  • Deutsche Welle

  • Al Jazeera

  • BBC News

  • Reuters

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