Il movimento italiano No Cav, emerso nei primi anni del XXI secolo, rappresenta una significativa opposizione alle pratiche estrattive nelle Alpi Apuane, con particolare attenzione all'estrazione del marmo di Carrara e dei suoi derivati, come il carbonato di calcio. Questa attività estrattiva raggiunge un volume annuo di circa 4 milioni di tonnellate, generando profonde preoccupazioni ambientali e paesaggistiche. Una porzione rilevante del bacino marmifero, superiore ai cento ettari, ricade all'interno dei confini del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, mentre l'area restante si trova in zone immediatamente adiacenti al parco. Il conflitto ambientale sulle Alpi Apuane è stato classificato dall'Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali, sezione dell'Environmental Justice Atlas, come un "conflitto propositivo in favore di alternative sostenibili".
L'impatto delle attività estrattive si manifesta oltre la modifica del profilo montano, influenzando direttamente la salute pubblica e gli ecosistemi locali. L'estrazione incide negativamente sugli acquiferi a causa dell'inquinamento del suolo e delle acque, sia superficiali che profonde, con conseguenze dirette sulle popolazioni che dipendono da tali risorse idriche. A testimonianza dell'urgenza, nel 2023 l'associazione ambientalista Source International ha avviato un monitoraggio specifico sui corsi d'acqua apuani per affrontare la gestione della marmettola. Le preoccupazioni includono anche la distruzione di geositi, l'alterazione del reticolo carsico e un accresciuto dissesto idrogeologico, oltre al rischio di collassi strutturali delle montagne indebolite dalle cave.
Il movimento No Cav ha catalizzato un ampio consenso nell'opinione pubblica, promuovendo una maggiore sensibilità verso la tutela del patrimonio naturale. Figure chiave come Alberto Grossi, Franca Leverotti, Elia Pegollo, Nicola Cavazzuti, Rosalba Lepore, Florida Nicolai e Gianluca Briccolani hanno guidato le istanze di cambiamento. Nel 2020, per rafforzare la protezione del territorio, è stata lanciata una petizione per l'istituzione di un parco nazionale dedicato alle Alpi Apuane o per la loro aggregazione al confinante Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Nello stesso anno è nato il collettivo Athamanta, che ha unito l'attivismo dei centri sociali con quello ambientalista, segnando l'apparizione delle prime bandiere No Cav.
In risposta alle crescenti tensioni, nel 2024 l'autorità ecclesiastica è intervenuta: il vescovo della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli ha formalmente richiesto l'avvio di un dialogo costruttivo tra maestranze, industriali del settore e ambientalisti, con l'obiettivo di ridefinire un modello estrattivo più equo per le Alpi Apuane. Parallelamente, nel 2021, il Club Alpino Italiano (C.A.I.) ha proposto l'istituzione di un Parco Culturale delle Apuane, riconoscendo il valore storico e culturale del territorio oltre a quello strettamente ambientale. Questi sforzi indicano un'evoluzione del dibattito verso soluzioni che integrino la conservazione paesaggistica e culturale con le necessità economiche locali. L'impatto paesaggistico derivante dalla continua attività estrattiva è uno degli aspetti più visibili, come testimoniato da immagini satellitari del bacino marmifero nell'estate del 2022.

