L'attrice francese Juliette Binoche ha catalizzato l'attenzione durante la 43ª edizione del Torino Film Festival, svoltosi dal 21 al 29 novembre, presentando in anteprima italiana la sua opera prima alla regia, il documentario intitolato In-I In Motion. In occasione dell'evento, la Binoche è stata insignita del prestigioso riconoscimento “Stella della Mole” per il suo impatto duraturo sulla settima arte.
Il film In-I In Motion è un'immersione nel processo creativo che ha dato vita alla performance teatrale In-I, concepita nel 2007 con il coreografo britannico Akram Khan e portata in tournée mondiale nel 2008. Il documentario utilizza materiale inedito, inclusi filmati di prove e momenti di conflitto artistico, per esplorare la trasformazione personale scaturita dalla creazione. Binoche ha spiegato che l'opera è nata dall'improvvisazione, senza un soggetto predefinito, costringendo lei e Khan a reinventare le proprie competenze: Khan ha messo in discussione le sue certezze coreografiche e Binoche quelle attoriali. L'attrice ha rivelato che l'idea di trasformare l'esperienza in un film le fu suggerita da Robert Redford dopo una replica a New York. Il montaggio di questo materiale, che ha richiesto la trasformazione di 170 ore di girato e l'ottenimento di diritti musicali complessi, è stato un lavoro durato due anni e mezzo.
Oltre alla celebrazione della sua carriera, che include titoli iconici come Il paziente inglese (per cui vinse l'Oscar), L'insostenibile leggerezza dell'essere e Chocolat, Binoche ha lanciato un monito severo contro l'ingiustizia globale. Ha condannato con fermezza i femminicidi e la sistematica cancellazione dei diritti femminili nelle aree di conflitto, citando specificamente Iran, Afghanistan, Sudan e Congo. Il direttore del festival, Giulio Base, ha espresso entusiasmo per la sua presenza, sottolineando come il talento della Binoche unisca "eleganza e passione, fragilità e forza, bellezza e mistero", trasformando Torino nel "cuore pulsante di questa magia".
L'attrice ha esortato la società, affermando: "È fondamentale dire subito no alla violenza", avvertendo che l'assuefazione a tali atti li rende un modello trasmissibile. In un appello alla responsabilità collettiva, ha espresso il desiderio di vedere una maggiore mobilitazione maschile nelle manifestazioni: "Vorrei vedere più uomini scendere in strada. Non ce ne sono abbastanza". La riflessione personale di Binoche ha toccato il tema dell'autonomia femminile, maturata attraverso l'esperienza, dichiarando: "Per anni ho cercato un uomo che mi proteggesse. Quell'uomo non esiste". Questa presa di coscienza coincide con una nuova fase professionale, poiché l'attrice ha confermato di sentirsi pienamente preparata per affrontare la regia di lungometraggi di finzione.



